Camilla Bisi
Il mio principe
L’esistenza della giovane, orfana di un pittore, compie la sua parabola, protetta da uno scultore amico del padre, partendo da un negozio di ceramiche albisolesi nel centro storico di Genova, proseguendo come direttrice di un negozio di vetri di Murano nell’elegante e centrale via Roma, conoscendo il suo apice come sofisticata approntatrice di vasi di fiori in una ricca villa ai Piani d’Invrea e terminando come moglie piccolo borghese in un modesto attico del centro storico di Genova. Parabola punteggiata dall’incontro, durante il soggiorno professionale a Murano, con una coppia maschile composta da un “principe” in esilio e un brillante botanico. Coppia che ritrova a Genova e che segue ai piani d’Invrea, dove i sentimenti dei due per lei conducono all’epilogo. Il romanzo mette a confronto le alternative che si presentano a una bella donna, sola e autonoma, nella Genova degli anni ’30. Non manca, con la conoscenza che le viene dall’attività giornalistica all’interno del quotidiano socialista genovese, di pungere con efficace sarcasmo la grettezza dell’imprenditoria media genovese; di descrivere, con l’esperienza della sua attività femminista del periodo, l’amarezza e le umiliazioni di una donna travagliata dalle scelte di lavoro e di sentimento; e di delimitare il suo orizzonte a quello della famiglia borghese con le sue frustrazioni tipiche e con lo sfogo liberatorio della maternità. Scrittura sempre garbata, con poche concessioni alla lacrima sentimentale che anche i periodici “femminili” d’avanguardia, come quello diretto dall’autrice, non potevano rinunciare a proporre.